Giorno dopo giorno

 

 

Han gustato le mie granitiche spremute *loading* amici
Sogno di vivere in un posto così: di svegliarmi all'alba dall'infrangersi delle onde sulle rocce, di raccogliere la mia verdurina nell'orto, e di riaddormentarmi cullata ancora dal mare.
(Grazie a Giufo per la gentile concessione della foto!)
videando
La Corte dei Limoni
...tuffatevi tra il verde e il giallo e gustatene l'asprezza...
giovedì, 13 dicembre 2007, 13:42

Cromoterapia Culinaria





Ho il fastidiosissimo problema della somatizzazione. Una forma di solidarietà cosmica, di autolesionismo universale, di ipersensibilità ancestrale.


Non so bene cosa sia esattamente, ma so per certo che io sono il concentrato di tutte le patologie familiari: dall'alluce valgo di zia all'ipertensione di papà  (passando per le vene varicose di nonna  e l'astigmatismo e le discopatie di mamma). 


Trascorrono gli anni e vado convincendomi di essere un caso clinico da studiare in un laboratorio di genetica  (Darwin farebbe follie per avermi); più passa  il tempo più si fa largo in me la convizione di essere vittima di una sorta di maledizione (chissà?! Potrei essere  stata punta in fasce dal fuso di una strega cattiva... ma quella è un'altra storia), perché crescendo (o invecchiando che dir si voglia) spuntano in me come funghi le familiarità patologiche.


Tant'è che da un po'  mi si è irritato pure il colon (un'indagine preliminare ha rivelato che tutto il ramo della famiglia di mamma soffre di colite spastica, perché mai sfuggire in questo caso alla regola ormai scientifica della maledizione?!).


Piove? Mi si irrita il colon... il benzinaio sbaglia nel darmi il resto? Mi si irrita il colon... il cane dei vicini abbaia la notte? Mi si irrita il colon... arriva una bolletta? Mi si irrita il colon...




 Il cervello e l'intestino sono organi talmente simili che probabilmente al momento del mio assemblaggio qualcuno, forse  un po' stanco o ubriaco, si sarà un  confuso... così ogni piccolo "incidente giornaliero" si tramuta per me in mal di pancia, gonfiori, viscere aggrovigliate, stipsi.


In questi giorni di cose rosse, cose (e morti)  bianche, cose buone e giuste, cose negligentemente fraintendibili, potevo non somatizzare? Potevo rimanere insensibile ai blocchi di tir in autostrada e alle ennesime intercettazioni telefoniche? Noooo...


e stamattina al risveglio in preda a dolori atroci ho deciso di porre fine alla sofferenza e di andare dall'ortolano per  curarmi con la cromoterapia culinaria; ho investito un patrimonio in ARANCIONE e nelle sue sfumature(zucca, carote, peperoni gialli, patate)  e mi son fatta una mega zuppa.


Gli effetti dell’arancione sull’organismo sono noti almeno quanto gli effetti delle zuppe: ha una forte azione stimolante sulla ghiandola tiroide; è antispastico (ottimo per contratture e crampi muscolari); non aumenta la pressione del sangue ma stimola il battito cardiaco e la capacità di espansione dei polmoni; ottimizza l’attività della milza. Consigliato ai reumatici e come attivatore dell'intestino.


Bene, domani è venerdì e andrò in pescheria. Tra astici, aragoste, gamberoni, avrò l'imbarazzo della scelta (dovrò però ricordarmi di passare prima in banca ad accendere un mutuo... cosa non si fa per la salute!).



Ohmmm!

spremuto da Rudiae· alle ore 13:42; permalink · commenti (57)

domenica, 04 novembre 2007, 19:28

 


La ciotola della felicità



...e sentivo l'odore già dal cortile, quell'odore di buono che si mischiava a quello più violento dello sterco delle vacche. L'odore del latte fresco appena munto e bollito... e correvamo io e gli altri perché volevamo accaparrarci chi la panna chi il primo sorso di latte chi una cucchiaiata di ricotta calda. Ma la vera prelibatezza era quasi sempre  in dispensa: una ciotola di ricotta amalgamata con lo zucchero e spolverata di cannella.


Aprivo la porticina che stipava una nicchia scavata nella morbida pietra leccese con emozione e rispetto, nella speranza di non essere delusa. Nel ripiano inferiore il "limbo" lucidissimo colmo di fragrante pane, più su le conserve più disparate (sott'olii, sottaceti, marmellate...) e, se ero fortunata, la ciotola della felicità!


In quella stessa casa dove si consumava questo rituale di bambina pochi giorni all'anno, i giorni delle vacanze, altri rituali si svolgevano nel quotidiano all'insegna di una dominante femminile datata prima metà del novecento.


 Uno dei pochi che ho fatto mio è quello del dolce di famiglia.


"Làvati le mani per benino; prendi mezzo chilo di farina e versalo a fontana sullo spianatoio. Aggiungici tre etti di zucchero, tre uova intere, 125 grammi di burro mordido e una bustina di lievito. Impasta il tutto pensando alle cose più  belle, impasta e sorridi fino ad ottenere un composto mordido ma consistente che farai riposare riparato da un canovaccio. Intanto in una ciotola amalgama mezzo chilo di ricotta con quanto zucchero ti pare (deciderai al momento quanto dolcezza vorrai dare alla tua torta) e con due chiare d'uovo montate a neve. Prendi poi la pasta che hai lavorato e dividila in due parti uguali. Stendine una metà con il mattarello (sii sempre tenera , usa delicatezza) e fodera (fondo e bordi) una pirofila precedentemente imburrata. Riempi di ricotta dolce, inseriscici pavesini imbevuti in anice e ciuffetti di nutella, e ricopri il tutto con la restante pasta. Spennella con la chiara d'uovo e polverizza con un po' di zucchero semolato. Metti in forno a 200° e cuoci per 20 minuti... e nel frattempo non ti distrarre, pregusta la bontà sentendo il profumo che vien fuori dal forno, preparati alla perfetta letizia che ti pervaderà quando lo assaggerai."


E così succede che ogni qualvolta sento il bisogno di donare parte di me a chi mi sta a cuore, vado  in cucina ad impastare pensando a quelle corse di bambina...

spremuto da Rudiae· alle ore 19:28; permalink · commenti (57)

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...tuffatevi tra il verde e il giallo...e gustatene l'asprezza! "Corte dei Limoni" posto incantevole, dove mi cullo tra profumi intensi e mutevoli al cambiar delle stagioni, tra colori vivi di sud, tra silenzi infiniti...è un giardino reale che si è tramutato oggi in luogo virtuale dove spero di sentirmi in sintonia con chi vorrà passarci e lasciare una traccia di sè...senza rompere...I LIMONI!

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…Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d’oro della solarità. (E. Montale)
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