Luce

Mi sveglio presto, prestissimo e il primo pensiero è quasi tangibile: LUCE. Invadente, prepotente si insinua attraversando un'intera campagna, i suoi ulivi e poi qualche rara costruzione per esplodere in una veranda sapientemente esposta ad est. Impagabile risveglio salentino! Apro la finestra e mi sporgo per cercare di indovinare l'odore del mare. Nell'irreale silenzio domenicale potrei anche giurare di sentire il pacato infrangersi delle onde a riva. A no, è il caffè che vien su. Riaccosto i vetri, stropiccio gli occhi cercando di mettere a fuoco una sciarada della Settimana Enigmistica di papà nel vano tentativo di riattivare i sensi; mi siedo guardando ad oriente in contemplazione e sorseggiando il mio caffè.
Sul davanzale della grande finestra della veranda trovano perpetua collocazione uno specchietto basculante (di quelli che da un lato ti danno la versione reale e dall'altra la gigantografia anche dell'anima) e una pinzetta per le sopracciglia. Poso la tazzina ormai vuota e avvicino con un gesto quasi automatico lo specchio al mio faccino. Dò una raddrizzata ai capelli e desiderosa di dettagli giro l'arnese dal lato B.
"Ahhhhh, paura...!! Chi sei?" - "Tranquilla, sono io il tuo affezionatissimo herpes simplex . Ero stufo di star chiuso lì sul tuo nervo trigemino da più di un anno e ho deciso di prendere un po' d'aria." - "Toh guarda, mi chiedevo giusto qualche giorno fa che fine avessi fatto. Momenti migliori per ripresentarti ovviamente non c'erano. Sei un tesoro!" - "Bando al sarcasmo carina. Tanto per puntualizzare, quando farmi ricomparire lo decidi inconsciamente tu e poi, guardati un po' intorno e magari scoprirai che io sono il danno minore... infondo tra un paio di giorni filerò via, come sempre, invece qualcun altro..."
Distolgo lo sguardo dalle mie labbra e un trionfo di rughe, macchiette, peli, peletti, brufoli, punti neri, occhiaie ghignano in coro. Rigiro lo specchio dal lato A e riacquisto un aspetto più umano, ma il coro dei mostri lo sento ancora esibirsi in una melodia polifonica stile Dies Irae di Verdi, calzante, ritmata, funebre. Affranta, scosto il nemico da un lato e ricomincio a contemplare la luce, complice ignara delle mie macabre scoperte. Mi perdo in un pensiero profondo di fine anno ("chissà quando il sole si stuferà di vederci giragli intorno?!") e decido di sporgermi ancora per sentire l'aria. Spalanco l'anta della finetra e... crak! Lo specchio va in frantumi per terra...
Bene, un anno va via anche così. Tra poche ore cominceremo un nuovo giro intorno al sole sperando che non si stufi ancora. Tra settennali presagi di sventure tutte mie ( ma chi ci crede!!!??
) auguro invece a voi ogni bene. Vi auguro soprattutto LUCE e SPECCHI che rendono la giusta misura.
spremuto da Rudiae· alle ore 09:26; permalink · commenti (66)



