Di là.
Fa freddo. Freddo vero, di quello che si avverte con le ossa e con il cuore; freddo che scava fibre e tessuti, che secca la pelle a l'anima. Il bianco si tramuta in grigio. Sfumano i contorni di tutto e il cielo non c'è più.

Un tempo amavo le rare giornate di pioggia che mi costringevano a casa.
En ce temps là je dormais dans un petit
lit, dans un coin, et j'observais cet ami, veuf qui
partageait son existence avec moi.
Quelquefois dans le crépuscule la monotonie, mais
j'étais douce, je me pliais à ce que je supposais etre l'ordre
de l'univers Il ouvrait les fenetres pour laisser entrer un peu d'air et
quand il nelgeait, le vent soufflait la neige, et tous les deux assis on attendait
que l'hiver continue
(Fleur Jaeggy)

Un tempo mi incantavo al cader della pioggia, al sentore del suo profumo sprigionato dall'asfalto fumante. Fantasticavo guardando le sue lacrime che si inseguivano sui vetri, che si inglobavano in gocce enormi che andavano a formare rigagnoli sui davanzali. Sognavo ad occhi aperti sulla mia immagine riflessa su vetri appannati dal mio respiro.
Il vento gonfiava le mie vesti
di veramente stabile erano le mie scarpe nere
alle caviglie ortopediche.
Un tempo passavo ore in palestra
continuai a inseguirla per inerzia.
La vidi stagliarsi tra alberi e cielo
e dopo un piccolo volo
camminare monca e rapida
avrete anche voi visto
camminare le aquile.
(Fleur Jaeggy)
Oggi desidero il calore che è di là. Mi costringo all'oscurità di tapparelle abbassate su vetri bagnati; mi impongo un "risparmio energetico" che non tollero. Il fuoco arde nell'altra stanza e sprigiona il calore di cui ho bisogno.
Mi basterebbe varcare una soglia...
...per ritrovare il sole.
spremuto da Rudiae· alle ore 15:25; permalink · commenti (40)


