In bilico
Entro in chiesa per l'Epifania, festa comandata. La chiesa del mio paesello è decisamente grande per le esigenze della frazioncina di 150 anime e tradisce le originarie e più riguardevoli dimensioni del borgo. Sbircio velocemente intorno attraversando la navata di destra per recarmi al banco "di sempre"; è tutto a posto: le colonne, le tele, gli affreschi, gli altari barocchi, San Giovanni... Antonietta sfoglia il libricino del rosario, 'u Totu te la 'Cchina trascina i suoi novanta'anni su due stampelle in cerca di un posto e Dante intona gli accordi sulla tastiera della pianola.
Ho memoria di Dante e la sua tastiera fin da quando ero bambina. Lo considero un elemento strutturale della mia chiesetta, almeno quanto le colonne. Suona, canta con voce tenorile e credo abbia più di ottant'anni da sempre, un po' come il personaggio senza età di una fiaba. Accompagna le funzioni con accordi armonici cercati a memoria tra tasti bianchi e neri usando solo tre dita per mano.
Dal mio banco riesco a spiare i suoi movimenti. Pollici, indici e medi saltano da un fa a un si bemolle con la sapienza dell'esperienza mentre gli anulari e i mignoli scompaiono; falangi, falangine e falangette che si chiudono ad anello fino a sparire.
Mi scosto e riesco ad intravedere lo "spartito": strani segni che non sono note, crocette, pallini e cerchietti compongono un linguaggio musicale tutto personale. Mi scosto ancora un po' nel tentativo di capirne di più, ma proprio non riesco ad entrare nella logica di quei segni che per me diventano magia. Mi scosto e mi ritrovo sull'orlo del banco in bilico tra la possibilità di recuperare il giusto spazio per le mie terga e la figuraccia di finire per terra... in bilico senza possibilità di equilibrio, come un uovo.

(Proprio l'altra sera al Caffé Leopardi sorseggiando una cioccolata calda mi perdevo tra le tele di Daniele Minosi, novello Caravaggio che dipinge la luce con maestria, e mi interrogavo sull'equilibrio delle uova).
Chiudo qui, lasciandovi il dubbio sulle mie capicità funamboliche...
Chiudo e vado a stendere una pomata sulle chiappe, che sebben "pandorate" (leggi: "cicciotte" a causa di uso smodato di dolci natalizi) han risentito dell'urto. Hops! Ho svelato l'arcano.
spremuto da Rudiae· alle ore 16:18; permalink · commenti (70)











