Giorno dopo giorno

 

 

Han gustato le mie granitiche spremute *loading* amici
Sogno di vivere in un posto così: di svegliarmi all'alba dall'infrangersi delle onde sulle rocce, di raccogliere la mia verdurina nell'orto, e di riaddormentarmi cullata ancora dal mare.
(Grazie a Giufo per la gentile concessione della foto!)
La Corte dei Limoni
...tuffatevi tra il verde e il giallo e gustatene l'asprezza...
lunedì, 10 dicembre 2007, 11:55

In principio era il Verbo


...si, più o meno sarà cominciata per tutti così.




Poi arrivò improvvisamente la fine del XIX secolo...




e a partire da quegli anni lì Antonio e Domenica generarono: Giovanna, Giuseppe, Antonio, Pietro (mio nonno paterno, il più piccolo nella foto), Domenica ed Emanuele (che nella foto non ci sono perché erano ancora anime vaganti in attesa di collocazione).







Pietro incontrò Grazia e a partire dalla seconda metà degli anni 30 generarono: Cosima, Antonio (il secondo da sinistra alias il mio papà), Luigi, Giovanni.




 







Nel frattempo, a pochi chilomentri di distanza, Vito e Vincenza generavano: Maria, Antonia, Abbondanza, Paolo, Anna (la mia mamma, la bambina con il vestitino con le maniche a sbuffo) e Giuseppina.







Anna crebbe in salute e diventò una splendida donna (quella in piedi!)







e chissà perché e chissà per come il destino decise di farle incontrare l'uomo della sua vita: Antonio.







I due decisero presto (dopo un paio d'anni di castigatissimo fidanzamento) di convolare a nozze







e a partire dalla seconda metà degli anni '60 generarono: Loredana, Gabriella e Pietro.







(mia sorella nel duro compito di sorella maggiore)







(io in un altro duro compito; vi garantisco che qui sono uguale ad oggi!)







(io con la mia nonna materna che da lì a poco ridiventò anima vagante)







(io nell'ennesimo duro compito)







(io con ambizioni da velina)







(io e mio fratello... il quale verso la fine del XX secolo convolò a giuste nozze con Lara e insieme generarono la splendida creatura qui sotto, Emanuele).









Bene, oggi mi andava così: un tuffo nel passato strettamente familiare, un viaggio a ritroso tra vecchie foto. Vedere mio nonno bambino della stessa età di mio nipote ad un secolo esatto di distanza rende il senso delle cose. 




 E giacché mi sto facendo gli affaracci miei, mando una bacione a mamma per il suo compleanno e uno a mia sorella per il suo onomastico... (forse la ricerca di vecchie foto è stata un'occasione per cancellare la distanza e sentirmi più vicina a loro).







spremuto da Rudiae· alle ore 11:55; permalink · commenti (48)

martedì, 27 novembre 2007, 18:24

Pronti?







Oggi è il 27 novembre e tra un mese già avremo scartato pacchi e pacchetti, riciclato doni dello scorso anno, ingurgitato pandori e panettoni (e messo su almeno un paio di chili), perso una fortuna a  tombola (meglio che farsi umiliare in giochi di società stile Trivial o Saltinmente...a proposito: che fine han fatto?); tra un mese esatto staremo aspettando il Capodanno lustrando sci e doposci o forse bikini e parei; tra un mese  potremo  finalmente   passeggiare per le strade della nostra città senza l'incubo dello shopping dell'ultimo minuto, senza la paura di finire sommersi da una folla inferocita che, brandendo carte di credito, punta all'assalto dei negozi per accaparrarsi l'idea regalo adatta. 




Soprattutto, tra un mese, potremo accendere la tv o la radio senza dire che 





(due palle!)




...tutta 'sta pubblicità natalizia!




E si, perché nonostante la crisi economica nazionale, nonostante la finanziaria, nonostante l'euro, nonostante il caro-pane, il caro-pasta, il caro-tutto, sembra che l'imperativo sia: SPENDERE, COMPRARE, REGALARE!




Quest'anno giuro solennemente di non farmi contaminare dalla mania del regalo a tutti i costi. Voglio un Natale vero, semplice, genuino; voglio i dolci della tradizione fatti in casa, voglio regalare sorrisi e  riceverne a valanghe. Voglio un fuoco scoppiettante tutto il giorno, una casa piena di gente e di bei racconti; voglio la tv SPENTA e parole sincere.




E se mi vien voglia di regalare... lo farò molto prima, o molto dopo... lo farò che non sarà Natale.




 

spremuto da Rudiae· alle ore 18:24; permalink · commenti (99)

giovedì, 08 novembre 2007, 08:49

 




Pensieri sciolti con comun denominatore







"Il sito su cui sorge la Villa del Priorato, all'Aventino, è di antica urbanizzazione. A picco sull'Emporio del Tevere, già nel X secolo era occupato da un monastero benedettino fortificato. Passò poi ai Templari e, dopo la loro distruzione, agli Ospitalieri (o Gerosolimitani), predecessori dell'attuale Ordine dei Cavalieri di Malta, che vi stabilirono il loro Priorato. Il palazzo ospitò nel X secolo Alberico II Crescenzi, il figlio di Marozia.



Restauri radicali furono operati da Priori nel
XV, XVI e XVII secolo.



Nel
1765 il nipote di Clemente XIII, cardinal Rezzonico, affidò al Piranesi la ristrutturazione dell'ingresso al Priorato. Il risultato (unica opera architettonica dell'autore) fu la straordinaria piazzetta settecentesca, esemplare quasi unico a Roma di ambientazione urbanistica rococò, decorata con trofei di guerra che alludono alle imprese dei Cavalieri di Malta e con gli stemmi dei Rezzonico, sulla quale si apre il portale d'ingresso alla Villa. La piazzetta è nota soprattutto perché dal buco della serratura del portone d'ingresso è esattamente inquadrata, in fondo al giardino, la cupola di San Pietro."






Roma è uno scrigno di bellezze inconfutabili, Roma ti mozza il fiato ad ogni angolo, Roma eternamente bella... a Roma ci torno sempre volentieri.

Nel 2000 ci andai per il Giubileo e mi portarono in un posto straordinario sconosciuto ai più: IL BUCO DI ROMA. Il nome può risultare quasi blasfemo, ma vi assicuro che cela un'emozione fortissima.  Spiare dal buco della serratura del portone della villa dei Cavalieri di Malta (magari la sera quando le luci artificiali fanno tutto più bello e romantico) è una pratica da inserire nelle migliori guide turistiche. La ricordo come  una delle esperienze più forti che  abbia mai fatto. Ok, lo so, sono una che preferisce il divano e un buon libro  o sferruzzare davanti al camino acceso, non pratico sport estremi e non ho girato il mondo. Forse potrei essere facilmente suggestionabile, lo ammetto, però quello che ho provato guardando il panorama che cela quel portone è stato da tachicardia!






E siccome oggi sono in vena di pensieri sciolti, vi consiglio vivamente l'ascolto di questo brano di Mina











è una poesia in musica di Roberto Roversi.






Ecco, dicevo nel titolo del post pensieri sciolti con comun denominatore... bene: il comun denominatore scovatelo voi!

spremuto da Rudiae· alle ore 08:49; permalink · commenti (90)

domenica, 04 novembre 2007, 19:28

 


La ciotola della felicità



...e sentivo l'odore già dal cortile, quell'odore di buono che si mischiava a quello più violento dello sterco delle vacche. L'odore del latte fresco appena munto e bollito... e correvamo io e gli altri perché volevamo accaparrarci chi la panna chi il primo sorso di latte chi una cucchiaiata di ricotta calda. Ma la vera prelibatezza era quasi sempre  in dispensa: una ciotola di ricotta amalgamata con lo zucchero e spolverata di cannella.


Aprivo la porticina che stipava una nicchia scavata nella morbida pietra leccese con emozione e rispetto, nella speranza di non essere delusa. Nel ripiano inferiore il "limbo" lucidissimo colmo di fragrante pane, più su le conserve più disparate (sott'olii, sottaceti, marmellate...) e, se ero fortunata, la ciotola della felicità!


In quella stessa casa dove si consumava questo rituale di bambina pochi giorni all'anno, i giorni delle vacanze, altri rituali si svolgevano nel quotidiano all'insegna di una dominante femminile datata prima metà del novecento.


 Uno dei pochi che ho fatto mio è quello del dolce di famiglia.


"Làvati le mani per benino; prendi mezzo chilo di farina e versalo a fontana sullo spianatoio. Aggiungici tre etti di zucchero, tre uova intere, 125 grammi di burro mordido e una bustina di lievito. Impasta il tutto pensando alle cose più  belle, impasta e sorridi fino ad ottenere un composto mordido ma consistente che farai riposare riparato da un canovaccio. Intanto in una ciotola amalgama mezzo chilo di ricotta con quanto zucchero ti pare (deciderai al momento quanto dolcezza vorrai dare alla tua torta) e con due chiare d'uovo montate a neve. Prendi poi la pasta che hai lavorato e dividila in due parti uguali. Stendine una metà con il mattarello (sii sempre tenera , usa delicatezza) e fodera (fondo e bordi) una pirofila precedentemente imburrata. Riempi di ricotta dolce, inseriscici pavesini imbevuti in anice e ciuffetti di nutella, e ricopri il tutto con la restante pasta. Spennella con la chiara d'uovo e polverizza con un po' di zucchero semolato. Metti in forno a 200° e cuoci per 20 minuti... e nel frattempo non ti distrarre, pregusta la bontà sentendo il profumo che vien fuori dal forno, preparati alla perfetta letizia che ti pervaderà quando lo assaggerai."


E così succede che ogni qualvolta sento il bisogno di donare parte di me a chi mi sta a cuore, vado  in cucina ad impastare pensando a quelle corse di bambina...

spremuto da Rudiae· alle ore 19:28; permalink · commenti (57)

giovedì, 16 agosto 2007, 19:44

AMORE




Oggi mi sento ispirata e mi va di parlare di AMORE. Scorro veloce l'elenco dei tags e mi accorgo di non averne mai parlato. Non starò a tediarvi in questa seconda calda metà di agosto dissertando sui profondi significati del sentimento, sugli innamoramenti, su romanticismi vari. Vi dirò invece di quanto AMORE ho respirato in un posto incantato.







Un paese che si chiama Cocumola


 è


 come avere le mani sporche di farina




 e un portoncino verde color limone. 




 Uomini con camicie silenziose fanno un nodo al fazzoletto




 per ricordarsi del cuore.




 Il tabacco è a secare,




 e la vita cocumola fra le pentole




 dove donne pennute assaggiano il brodo.







La poesia è di Vittorio Bodini, uno dei poeti salentini più conosciuti e di cui probabilmente parlerò in altre occasioni. Sono versi  che accennano  a Cocumola, piccolissimo paese del Salento.




A Cocumola c'è una deliziosa piazzetta, dove si affaccia l'antico palazzo dei signori d'un tempo e che vede ergersi al centro una colonna con in cima la statua di San Nicola, probabilmente il Santo Patrono. Cocumola è vicinissima al mare (quello bello!) e nasconde tra i suoi pochi vicoli quel  posto incantato dove ho respirato amore.




"Bar Gelateria Nicola & Rita"; ci vai perché ti han detto che lì puoi gustare il gelato più buono della provincia, ci vai aspettandoti un mega bancone di gelateria stra-assortito e spumeggiante, ci vai e... t'accorgi subito di essere fuori dal mondo (che è un po' l'impressione che hai attraversando la piazza di Cocumola...).




Il locale del bar gelateria è ricavato da una vecchia costruzione salentina (quelle tipiche con le volte a stella); è in perfetto stile "boh!?". Elementi di arredo rosa-celeste, piante finte che spuntano un po' dappertutto, nella saletta degustazione un poster gigante raffigurante un paesaggio bucolico, qua e là foto dei posti di mare più vicini, tra la saletta e il bar un acquario di medie dimensioni ospita strani pesciolini. Nella zona bar il faccione di Ronaldo incorniciato sorride dall'alto e poco più in basso una maglia dell'Inter autografata da "non so chi" anch'essa incorniciata. Su un'altra parete un altro faccione incorniciato: è un uomo non giovanissimo in giacca e cravatta che abbozza un sorriso un po' rassegnato. Colpisce tra tutta questa accozzaglia di elementi un po' kitsch la cura, la pulizia, la freschezza.




Dopo una veloce analisi del posto (sufficiente a farti capire che il faccione incorniciato e incravattato è quello del titolare, il signor Nicola, e che se è lì... probabilmente non è più tra noi) ti avvicini al banco dei gelati e se sei fortunato incontri la signora Rita che, con il suo accento milanese-salentino ti accoglie tra le sue delizie. Spaletta tra le vaschette metalliche, tra i vari gusti trattandoli come creature di cui andar fieri, e per un euro e 30 centesimi ti riempie un cono di delizia!




Capisci dalle sue parole che è una settentrionale trapiantata nel profondo sud per amore; e quel sentimento è tangibile in ogni angolo di quel posto... e quel sentimento lo assapori leccando un gelato che sa di amore.

spremuto da Rudiae· alle ore 19:44; permalink · commenti (37)

Blogger: Rudiae
...tuffatevi tra il verde e il giallo...e gustatene l'asprezza! "Corte dei Limoni" posto incantevole, dove mi cullo tra profumi intensi e mutevoli al cambiar delle stagioni, tra colori vivi di sud, tra silenzi infiniti...è un giardino reale che si è tramutato oggi in luogo virtuale dove spero di sentirmi in sintonia con chi vorrà passarci e lasciare una traccia di sè...senza rompere...I LIMONI!

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...mentre tutto scorre
…Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d’oro della solarità. (E. Montale)
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Se sbircio oltre i cespugli, mi accorgo che...
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