I Cugini di Campagna suonavano nel campo sportivo mentre in piazza tra luminarie, bancarelle e banda si consumavano i festeggiamenti per San Nicola patrono.
“Mi raccomando: non perderlo!”- con queste parole, in seguito alle mie stupide pretese di bambina, mi fu affidato il biglietto della lotteria della festa .
Tra uno sbadiglio e l’altro in faccia ai falsetti dei tricodotatissimi-scintillanti-zeppati cantanti, tra il tentativo di far cambiar colore alle odiate scarpe bianche (residuo della prima comunione fresca fresca) strofinandole nel terriccio del campo e quello di fumarmi il biglietto verde della lotteria arrotolato a mo’ di sigaretta, il concerto giunse al suo termine e il biondo cugino di campagna estrasse da una scatola il biglietto vincente: “Il numero fortunato è: serie F n.123. Complimenti!”.
Fu tra la lenta declamazione del c-e-n-t-o-v-e-n-t-i-t-r-è- e il “complimenti”, proprio lì in mezzo, incastonato come un diamante prezioso, che uno scappellotto mi fece sputare il biglietto (l’unica roba che abbia mai tentato di fumare!) “T’avevo detto di non perderlo!”... e mentre rispondevo che me lo stavo solo fumando (o almeno facevo finta, giusto per darmi un tono!), vidi il viso di mio padre illuminarsi…
L’amore tra me e il primo premio della lotteria [una fiammante bici rossa “da uomo” di quelle con la canna di traverso e con la levetta per il cambio delle marce (ok, dei “rapporti”… prima che qualche purista storca il naso, chiamiamo le cose col nome giusto) posizionata sulla “canna” obliqua del telaio] scoccò nel momento in cui mio padre, ancora in estasi per la fortunata vincita, riponeva in un angolo del garage l’ambito premio intimando alla pericolosissima prole: “Guai a chi me la tocca!” (praticamente un invito a nozze!).
Il corteggiamento durò una settimana circa, giusto il tempo di capire come riuscire a tenere l’equilibrio su quel telaio enorme. Pedalavo in punta di alluce, sbilanciandomi pericolosamente ad ogni mezzo giro di corona: quante cadute! Quanta strada percorsa insieme (magari anche solo per andare a trovare Angela, l’amica del cuore che abitava a 200m da casa mia), quanti pomeriggi di calura furtivamente sottratti al sonno per perdermi in circuiti deserti tra infinite distese di ulivi a inseguire lucertole e a sentirmi padrona del mondo; quante corse cronometrando i miglioramenti immaginandomi Moser (il mio mito), quante fughe, fino “all’altro ieri”, tra muri a secco e cave che improvvisamente aprono bianche voragini nella terra rossa… la polvere di tufo fin nelle narici, e il profumo del mare che si fa sempre più intenso e le cicale che in coro stordiscono e battono il ritmo delle pedalate....e poi la musica di altro, nuovi ritmi, muscoli tesi , sudore e cuore che scoppia in petto!
Strint, cranc cranc, snghe, rumoreggia oggi il trentenne ingranaggio artritico della bici rossa, tra i denti della corona che cercano l’incastro nell’arrugginita catena e lentamente mi accompagnano ancora per stradine di campagna che snodandosi disegnano un ingarbugliato reticolato fatto di pensieri e sogni che ritrovo lì ad aspettarmi… li riprenderò e insieme andremo al mare e, abbandonata la bici sulla bianca sabbia, ci riuniremo in un catartico splash!.
spremuto da Rudiae· alle ore 09:35; permalink · commenti (40)
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