Me ne sto, piccola piccola seduta sul ripiano di una libreria con le gambe a penzoloni. I piedi incrociati, i calzettoni arrotolati alle caviglie e le ginocchia sbucciate guardo giù incuriosita da chi siede alla scrivania e agita le dita su di una tastiera; intanto ripasso la tabellina del sette. Perché? Boh, così mi va. Il sette è il mio numero preferito... anche l'otto, di più il sette però.
Ho deciso che sette per otto cinquantasei non lo dimenticherò mai. Lo decido adesso e così sarà per sempre.
Di sotto c'è il caos. Fogli di appunti, due portapenne ingolfati, occhiali, telecomandi, telefonino, tre libri... uno è più grosso degli altri e attira il mio sguardo: "Scritti Salentini" di Oreste Macrì.
Questo cognome mi suona familiare, ha sapore di casa... beh, ha scritto un libro, sarà famoso. Son piccola, ancora non so.
Sullo schermo di sotto intanto si inseguono scritte. Oreste Macrì poi Garcia Lorca, poesie, Luz Prodigiosa, Ennio Morricone, Dulce Ponte... senti che musica!
I violini portano a spasso il mio cuore (sette per tre ventuno, sette per quattro ventotto...) e le parole in una lingua che non conosco mi impastano i pensieri (sette per cinque trentacinque...)
Nana, niño, nana
del caballo grande
que no quiso el agua.
El agua era negra
dentro de las ramas.
Cuando llega el puente
se detiene e canta.
Quien dirá, mi niño,
lo que tiene el agua con su larga cola
por su verde sala?
Duérmete, clavel,
que el caballo no quiere beber.
Duérmete, rosal,
que el caballo se pone a llorar
...le mie gambe non penzolano più, in una sorta di moto immobile tutto tace mentre il cuore ritorna a battiti regolari... questa musica m'ha stordita. Per un attimo infinito mi ha portata altrove e ho perso il filo.
"Ehi tu, laggiù... mi dici quanto fa sette per otto?!"
spremuto da Rudiae· alle ore 17:28; permalink · commenti (55)


