
spremuto da Rudiae· alle ore 16:40; permalink · commenti (69)
|
|
La Corte dei Limoni
...tuffatevi tra il verde e il giallo e gustatene l'asprezza...
![]() Erano tempi in cui appena finita scuola... tutti al mare! Fiat Millecento celeste stracarica dell’armamentario necessario per trascorrere un pomeriggio in spiaggia, ché di lidi attrezzati trent’anni fa ce ne erano si e no due in quel tratto di spiaggia ionica, ché il Salento era terra sconosciuta per molti o semplicemente Terra del Rimorso per qualcuno… e terra di duro lavoro per chi aveva deciso di non abbandonarla barattandola con un posto in fabbrica in Svizzera o Germania. Erano tempi in cui a Giugno era estate già da un pezzo e il mare e il sole facevano un gran bene: ricordo papà mangiare un boccone al volo subito dopo il lavoro e noi tutti già pronti ad aspettare... e talvolta si aspettava tutti pronti invano: poteva succedere qualcosa all’ultimo momento e papà lo rivedevamo a cena. E infondo non mi dispiaceva più di tanto, ché per me andare al mare significava sottrarre tempo e spazio ai giochi con le mie amiche. Da Angela ci andavo comunque dopo, al rientro, prima di cena. Angela era la mia compagna di banco alle elementari e abitava a pochi passi da me, in una casa costruita per parte sulla bottega del padre falegname. C’era un gran terrazzo dal quale, scavalcando un muretto si accedeva ai terrazzi delle abitazioni adiacenti. Ci siamo infilate dovunque, scavalcando quei pochi centimetri che separavano le proprietà delle diverse abitazioni. Ci sentivamo padrone dell’intero isolato scorazzando tra il bucato di tutto il vicinato. E per merenda c’era pane fatto in casa custodito in un tavolo-madia enorme (la mattra-banca), affettato con una gestualità regale dalla bellissima Luigina, la mamma di Angela: strofinaccio poggiato subito sotto il seno e il pane tenuto fermo lì con la mano sinistra; un chilo di pane perpendicolare al corpo veniva abilmente affettato con affondi di coltello che sembrava scivolare come se si tagliasse burro morbido. Poi un trionfo di Nutella completava l’opera… e mangiavamo sempre di corsa, magari giù in falegnameria dove il profumo di pane e cioccolata si mescolava a quello della polvere dei legni. Quella bottega era un posto incantato: camminavamo morbidamente su cumuli di segatura attraversando enormi spazi dove tutto era beige. Oggi questo mio blog compie un anno. Ho esordito 365 giorni fa, stimolata da Aurora e sicura che avrei chiuso a breve. Invece mi ritrovo, seduta qui mentre fuori diluvia, a scrivere ancora e a leggervi con grandissimo piacere… pensando al mio mare, alle mie amiche di infanzia ancora presenti, alle mie adorabili amicizie recenti e a tutti voi che mi arricchite giorno per giorno. Mi auguro di continuare quest'avventura con lo spirito che mi ha animata fin ora e un GRAZIE di cuore a tutti voi che avete la pazienza di seguirmi per sentieri che chissà dove ci porteranno.
Sarà che è proprio vero: con l'avanzare dell'età tutto cambia e non si dimagrisce più con la facilità di un tempo. I miei rotoli di grasso straripante non m'abbandonano nemmeno a furia di chilometri percorsi all'alba né tantomeno a botta di rinunce enogastronomiche. Poi 'sta moda balorda del "tutto scoperto-tutto attillato-tutto vita raso chiappe" proprio non aiuta le rotolo-dotate. Che bello sarebbe poter indossare crinoline e busti fascianti tutti stecche, lacci e merletti, lasciarsi modellare strizzata in setosi corsetti. Sarebbe appagante riuscire ad ingannare anche l'occhio più esperto costretta in corpetti rigidissimi e asfissianti anzicché combattere con jeans a vita bassa col divieto assoluto di chinarsi-piegarsi-sedersi e maglie strech che evidenziano anche nei e cicatrici. ...per poi, giunta sera, "sfasciarsi" in rigorosa penombra! (magari canticchiando Bella Ciccia dei Radici nel Cemento)
|
|