Giorno dopo giorno

 

 

Han gustato le mie granitiche spremute *loading* amici
Sogno di vivere in un posto così: di svegliarmi all'alba dall'infrangersi delle onde sulle rocce, di raccogliere la mia verdurina nell'orto, e di riaddormentarmi cullata ancora dal mare.
(Grazie a Giufo per la gentile concessione della foto!)
vIDEAndo
La Corte dei Limoni
...tuffatevi tra il verde e il giallo e gustatene l'asprezza...
mercoledì, 28 maggio 2008, 17:34

 Metti una serata finita che era quasi l'una, canticchiando Lou Reed con un pizzico d'orgoglio salentino  chiamato Aram Quartet e una mattinata iniziata alle sei  con un caffè e una  passeggiata lunga più di un'ora conclusasi in edicola ad  incantarti sulle immagini di un libro su Carl Larsson.







Metti che su questo Carl Larsson vuoi proprio sapere di più e ti fiondi su internet e ti fai stordire dalla serenità che trasuda dai sui dipinti...







...e anche dalla luce che dalle tele attraverso lo  schermo sembra voler illuminarti la mente.







Mettici pure che c'è una frase di Boudelaire che hai trovato irresistibile ficcata nel testo di una canzone di Morgan ("chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere"!) e che ti torna in mente così come ti tornano in mente, per tutt'altri percorsi, gli iris di Van Gogh (anche se  i toni del blu in pittura li hai sempre detestati)







...e che ti bastano queste due cose per stamparti un faccia un sorriso da ebete.




Ecco fatta una giornata illuminata e bastevolmente felice!




spremuto da Rudiae· alle ore 17:34; permalink · commenti (43)

martedì, 20 maggio 2008, 16:28
La…la…lalla-lalla-là… io e le mie scarpette da jogging siam pronte per andare a fare la "passeggiata quotidiana tutta salute".

 

La… la… lalla-lalla-là… io e i miei pantaloni di tuta "aderenti al punto giusto", fieri e sicuri di noi stessi,  siam pronti a varcare la soglia per affrontare un’ora e mezza di passo veloce per i sentieri ombrosi di montagna (magari però prima lego la maglia sui fianchi).

 

Dicono che un minimo di attività fisica costante faccia bene un po’ a tutto: cuore, articolazioni, tono muscolare, cellulite.

Allora io cammino.

 

La… la… lalla-lalla-là… io e la mia tuta incrociamo quasi tutti i giorni la bellissima Fatima,  il suo abito lungo e il suo velo.

 

La… la… lalla-lalla-là… ascolto musica dal telefonino che dà il ritmo ai miei passi e mi  lascio alle spalle il paesello, dirigendomi verso una piccola frazione di campagna procedendo rigorosamente contromano, ché è più sicuro.

 

Brum, brum… brum-brum... borbotta in lontananza quello che sembra essere il motore a scoppio di una moto sega. Il brum brum si fa però più vicino e sul ciglio opposto della strada  mi vedo sorpassare da un motorino sovrastato da un omone sulla settantina che straborda dalla sella. Il casco che a stento contiene un capoccione enorme si volta e spunta un sorriso… intanto io abbasso la testa e d’istinto compongo il 112 sul telefonino, ché non si sa mai. Il brum brum s’allontana insieme a qualche mia inopportuna imprecazione.

 

La… la… lalla-lalla-là …  continuo il mio percorso canticchiando e riacquistando sicurezza.

 

Roooow… stavolta il rumore quasi assordante l’ho sentito subito vicino: una moto di grossa cilindrata procede alla mia destra a velocità sostenuta. Una tuta tutta nera segna la sagoma snella di un motociclista (“voltati, voltati…!") e, indifferente, in una frazione di secondo sparisce piegata su una curva a sinistra.

 

La… la… lalla-lalla-là… guardo il display del cellulare e, avvilita, premo la cornetta rossa sul 112.

 

La… la… lalla-lalla-là… procedo pimpante: sono ormai a più di metà percorso.

 

Russssssh…percepisco in lontananza un vociare confuso e in breve uno sciame di ciclisti perfettamente depilati mi attraversa come fossi un ectoplasma. Una ventata furiosa mi fa fare  mezzo giro su me stessa: nessuno dei tornitissimi atleti ha percepito la mia presenza. Mi tasto per saggiare la mia consistenza corporea: c’è! E mi basta…

 

“La… la… lalla-lalla-là Quanta gente tutta in piedi

ed io eccomi qua…

A disagio come sempre che mi chiedo

“che cos’ho che non va?!”
mi canta Giorgia in cuffia e io annuisco.


Ih ih ih: il suono di una risata sovrasta la musica che ho in cuffia.

 

(“All’improvviso ti vedo arrivare

sorridente come piace a me

Hai l’aria di essere sbagliato e complicato

come piace a me… continua Giorgia”)


Alzo la testa e incrocio lo sguardo con quello di un vecchietto sui 100 spinto in carrozzina da una badante. Mi scruta da capo a piedi, mi sorride con le sole gengive  e mi dice: “Ciao bella”.  Ricambio il sorriso e vado oltre. Mi volto, si volta per controllare il lato b… arrossisco e alzo il passo.


La… la… lalla-lalla-là…“Fanculo, domani non esco!”

spremuto da Rudiae· alle ore 16:28; permalink · commenti (48)

mercoledì, 14 maggio 2008, 16:10






"I delfini vanno a ballare sulle spiagge. Gli elefanti vanno a ballare in cimiteri sconosciuti.

Le nuvole vanno a ballare all’orizzonte. I treni vanno a ballare nei musei a pagamento.


E tu dove vai a ballare?


 Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia. Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perché può capitare che si stacchi e venga giù.


Ehi turista so che tu resti in questo posto italico. Attento! Tu passi il valico ma questa terra ti manda al manicomio.

Mare adriatico e Jonio, vuoi respirare lo iodio ma qui nel golfo c’è puzza di zolfo, che sta arrivando il demonio.

Abbronzatura da paura con la diossina dell’ILVA. Qua ti vengono pois più rossi di Milua e dopo assomigli alla Pimpa.

Nella zona spacciano la morìa più buona. C’è chi ha fumato veleni all’ENI, chi ha lavorato ed è andato in coma. Fuma persino il Gargano, con tutte quelle foreste accese. Turista tu balli e canti, io conto i defunti di questo paese. Dove quei furbi che fanno le imprese, non badano a spese, pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese.



 Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia. Tanto che chiudi le palpebre non le riapri più.

Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che devi ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia.

Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perché può capitare che si stacchi e venga giù.



E’ vero, qui si fa festa, la gente è depressa e scarica. Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica. Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia in quella bolgia si accoppa chi sgobba e chi non sgobba si compra la roba e si fonda finché non ingombra la tomba. Vieni a ballare compare nei campi di pomodori la mafia schiavizza i lavoratori, e se ti ribelli vai fuori. Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati nei barattoli.

Costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli. Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati d’essere figli di emigrati. Mortificati, non ti rovineremo la gita.

Su, passa dalla Puglia, passa a miglior vita.





 Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia. Tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.

Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che devi ballare in Puglia Puglia Puglia dove ti aspetta il boia boia boia.

Agli angoli delle strade spade più di re Artù, si apre la voragine e vai dritto a Belzebù.





O Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via e subito penso che potrei morire senza te.

E subito penso che potrei morire anche con te."


Le fotografie in bianco e nero sono di  Luca Bonanomi . 


spremuto da Rudiae· alle ore 16:10; permalink · commenti (34)

venerdì, 09 maggio 2008, 22:18


Era nell'aria ormai da un po'. Nei vari pronostici, nel toto-ministri che ci ha assillato sin dal primissimo dopo elezioni, nelle speranze dei sui affezionati elettori il nome di Raffaele Fitto rimbalzava tra una Carfagna e un Maroni, tra un  Bossi e un Tremonti...  alla ricerca di un'adeguata collocazione a palazzo Chigi.


L'on. Fitto è mio coetaneo e mio compaesano. Ha la faccia da bravo ragazzo al quale affideresti i  pargoli per una gita al mare: pare proprio  il figlio che tutte le mamme vorrebbero, il genero che ogni suocera sogna, il padre perfetto stile colazione del Mulino Bianco...  eppure ricordo benissimo le ronde che lui con il suo gruppetto facevano per Maglie alla ricerca del "nemico" da picchiare identificato ora nell'avversario politico, ora nel tifoso di una squadra avversaria. Ricordo come se fosse ieri il sangue colare dal naso di mio fratello in seguito ad un pugno assestatogli da uno degli scagnozzi dell'allora diciasettenne democristiano Raffaele Fitto... a causa di una partita di pallavolo!


Dopo i recenti fatti di Verona, dopo questa nomina a ministro, mi son tornati in mente alcuni episodi che qui sono riportati in dettaglio... poi indago, ricerco e scopro che "il tipo" ha le mani in pasta un po' ovunque, Chiesa compresa, che fu indagato dalla Procura di Bari per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti, che anche in ambiente universitario i "baroni" gli garantivano appoggio elettorale. Insomma: un politico vero.


Faccio questi pensieri, proprio oggi che ricorrono i trent'anni dall'omicidio di Aldo Moro, lui sì mio ILLUSTRE CONCITTADINO e lui sì POLITICO VERO. Mi arrovello chiedendomi come mai la storia non ci insegna nulla. Di esempi da seguire rimangono solo targhe sui muri delle piazze e statue celebrative... nomi che gli adolescenti confondono con quelli di cantautori famosi o di p.r. d'assalto (Fabrizio Moro, Lele Mora)


...e a tutta questa tristezza odierna si aggiunge quella per la scomparsa di zio Paolo, unico uomo di sinistra in una famiglia che ancora si proclama democristiana e che, ahimé ha contribuito alla gloria dell'on. Fitto.


Che Dio ci perdoni!

spremuto da Rudiae· alle ore 22:18; permalink · commenti (34)

domenica, 04 maggio 2008, 09:35
I Cugini di Campagna suonavano nel campo sportivo mentre in piazza tra luminarie, bancarelle e banda si consumavano i festeggiamenti per San Nicola patrono.


Mi raccomando: non perderlo!”- con queste parole, in seguito alle mie stupide pretese di bambina, mi fu affidato il biglietto della lotteria della festa . 


Tra uno sbadiglio e l’altro in faccia ai falsetti dei tricodotatissimi-scintillanti-zeppati cantanti, tra il tentativo di far cambiar colore alle odiate scarpe bianche (residuo della prima comunione fresca fresca) strofinandole nel terriccio del campo e quello di fumarmi il biglietto verde della lotteria arrotolato a mo’ di sigaretta, il concerto giunse al suo termine e il biondo cugino di campagna estrasse da una scatola il biglietto vincente: “Il numero fortunato è: serie F n.123. Complimenti!”.


 Fu tra la lenta declamazione del c-e-n-t-o-v-e-n-t-i-t-r-è-  e il “complimenti”, proprio lì in mezzo, incastonato come un diamante prezioso, che uno scappellotto mi fece sputare il biglietto (l’unica roba che abbia mai tentato di fumare!) “T’avevo detto di non perderlo!”... e mentre rispondevo che me lo stavo solo fumando (o almeno facevo finta, giusto per darmi un tono!), vidi il viso di mio padre illuminarsi…


L’amore tra me e il   primo premio della lotteria [una fiammante bici rossa “da uomo” di quelle con la canna di traverso e con la levetta per il cambio delle marce (ok, dei “rapporti”… prima che qualche purista storca il naso, chiamiamo le cose col nome giusto) posizionata sulla “canna” obliqua del telaio] scoccò nel momento in cui mio padre, ancora in estasi per la fortunata vincita, riponeva in un angolo del garage l’ambito premio intimando alla pericolosissima prole: “Guai a chi me la tocca!” (praticamente un invito a nozze!).


Il corteggiamento durò una settimana circa, giusto il tempo di capire come riuscire a tenere l’equilibrio su quel telaio enorme. Pedalavo in punta di alluce, sbilanciandomi pericolosamente ad ogni mezzo giro di corona: quante cadute! Quanta strada percorsa insieme (magari anche solo per andare a trovare Angela, l’amica del cuore che abitava a 200m da casa mia), quanti pomeriggi di calura furtivamente sottratti al sonno per perdermi in circuiti deserti tra infinite distese di ulivi a inseguire lucertole e a sentirmi padrona del mondo; quante corse cronometrando i miglioramenti immaginandomi Moser (il mio mito), quante fughe, fino “all’altro ieri”, tra muri a secco e cave che improvvisamente aprono bianche voragini nella terra rossa… la polvere di tufo fin nelle narici, e il profumo del mare che si fa sempre più intenso e le cicale che in coro stordiscono e battono il ritmo delle pedalate....e poi la musica di altro, nuovi ritmi, muscoli tesi , sudore e cuore che scoppia in petto!


Strint, cranc cranc, snghe, rumoreggia oggi il trentenne ingranaggio artritico della bici rossa, tra i denti della corona che cercano l’incastro nell’arrugginita catena e lentamente mi accompagnano ancora per stradine di campagna che snodandosi disegnano un ingarbugliato reticolato fatto di pensieri e sogni che ritrovo lì ad aspettarmi… li riprenderò e insieme andremo al mare e, abbandonata la bici sulla bianca sabbia, ci riuniremo in un catartico splash!.

spremuto da Rudiae· alle ore 09:35; permalink · commenti (40)

Utente: Rudiae
...tuffatevi tra il verde e il giallo...e gustatene l'asprezza! "Corte dei Limoni" posto incantevole, dove mi cullo tra profumi intensi e mutevoli al cambiar delle stagioni, tra colori vivi di sud, tra silenzi infiniti...è un giardino reale che si è tramutato oggi in luogo virtuale dove spero di sentirmi in sintonia con chi vorrà passarci e lasciare una traccia di sè...senza rompere...I LIMONI!

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...mentre tutto scorre
…Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d’oro della solarità. (E. Montale)
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Se sbircio oltre i cespugli, mi accorgo che...
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