La…la…lalla-lalla-là… io e le mie scarpette da jogging siam pronte per andare a fare la "passeggiata quotidiana tutta salute".
La… la… lalla-lalla-là… io e i miei pantaloni di tuta "aderenti al punto giusto", fieri e sicuri di noi stessi, siam pronti a varcare la soglia per affrontare un’ora e mezza di passo veloce per i sentieri ombrosi di montagna (magari però prima lego la maglia sui fianchi).
Dicono che un minimo di attività fisica costante faccia bene un po’ a tutto: cuore, articolazioni, tono muscolare, cellulite.
Allora io cammino.
La… la… lalla-lalla-là… io e la mia tuta incrociamo quasi tutti i giorni la bellissima Fatima, il suo abito lungo e il suo velo.
La… la… lalla-lalla-là… ascolto musica dal telefonino che dà il ritmo ai miei passi e mi lascio alle spalle il paesello, dirigendomi verso una piccola frazione di campagna procedendo rigorosamente contromano, ché è più sicuro.
Brum, brum… brum-brum... borbotta in lontananza quello che sembra essere il motore a scoppio di una moto sega. Il brum brum si fa però più vicino e sul ciglio opposto della strada mi vedo sorpassare da un motorino sovrastato da un omone sulla settantina che straborda dalla sella. Il casco che a stento contiene un capoccione enorme si volta e spunta un sorriso… intanto io abbasso la testa e d’istinto compongo il 112 sul telefonino, ché non si sa mai. Il brum brum s’allontana insieme a qualche mia inopportuna imprecazione.
La… la… lalla-lalla-là … continuo il mio percorso canticchiando e riacquistando sicurezza.
Roooow… stavolta il rumore quasi assordante l’ho sentito subito vicino: una moto di grossa cilindrata procede alla mia destra a velocità sostenuta. Una tuta tutta nera segna la sagoma snella di un motociclista (“voltati, voltati…!") e, indifferente, in una frazione di secondo sparisce piegata su una curva a sinistra.
La… la… lalla-lalla-là… guardo il display del cellulare e, avvilita, premo la cornetta rossa sul 112.
La… la… lalla-lalla-là… procedo pimpante: sono ormai a più di metà percorso.
Russssssh…percepisco in lontananza un vociare confuso e in breve uno sciame di ciclisti perfettamente depilati mi attraversa come fossi un ectoplasma. Una ventata furiosa mi fa fare mezzo giro su me stessa: nessuno dei tornitissimi atleti ha percepito la mia presenza. Mi tasto per saggiare la mia consistenza corporea: c’è! E mi basta…
“La… la… lalla-lalla-là… Quanta gente tutta in piedi
ed io eccomi qua…
A disagio come sempre che mi chiedo
“che cos’ho che non va?!” mi canta Giorgia in cuffia e io annuisco.
Ih ih ih: il suono di una risata sovrasta la musica che ho in cuffia.
(“All’improvviso ti vedo arrivare
sorridente come piace a me
Hai l’aria di essere sbagliato e complicato
come piace a me… continua Giorgia”)
Alzo la testa e incrocio lo sguardo con quello di un vecchietto sui 100 spinto in carrozzina da una badante. Mi scruta da capo a piedi, mi sorride con le sole gengive e mi dice: “Ciao bella”. Ricambio il sorriso e vado oltre. Mi volto, si volta per controllare il lato b… arrossisco e alzo il passo.
La… la… lalla-lalla-là…“Fanculo, domani non esco!”