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La Corte dei Limoni
...tuffatevi tra il verde e il giallo e gustatene l'asprezza...
martedì, 27 novembre 2007, 18:24
Pronti? 
Oggi è il 27 novembre e tra un mese già avremo scartato pacchi e pacchetti, riciclato doni dello scorso anno, ingurgitato pandori e panettoni (e messo su almeno un paio di chili), perso una fortuna a tombola (meglio che farsi umiliare in giochi di società stile Trivial o Saltinmente...a proposito: che fine han fatto?); tra un mese esatto staremo aspettando il Capodanno lustrando sci e doposci o forse bikini e parei; tra un mese potremo finalmente passeggiare per le strade della nostra città senza l'incubo dello shopping dell'ultimo minuto, senza la paura di finire sommersi da una folla inferocita che, brandendo carte di credito, punta all'assalto dei negozi per accaparrarsi l'idea regalo adatta. Soprattutto, tra un mese, potremo accendere la tv o la radio senza dire che 
(due palle!)
...tutta 'sta pubblicità natalizia! E si, perché nonostante la crisi economica nazionale, nonostante la finanziaria, nonostante l'euro, nonostante il caro-pane, il caro-pasta, il caro-tutto, sembra che l'imperativo sia: SPENDERE, COMPRARE, REGALARE! Quest'anno giuro solennemente di non farmi contaminare dalla mania del regalo a tutti i costi. Voglio un Natale vero, semplice, genuino; voglio i dolci della tradizione fatti in casa, voglio regalare sorrisi e riceverne a valanghe. Voglio un fuoco scoppiettante tutto il giorno, una casa piena di gente e di bei racconti; voglio la tv SPENTA e parole sincere. E se mi vien voglia di regalare... lo farò molto prima, o molto dopo... lo farò che non sarà Natale.
spremuto da Rudiae· alle ore 18:24; permalink · commenti (99)
martedì, 20 novembre 2007, 10:56
Sembrano passati secoli:
alle prime gocce d'acqua, preludio di un raro temporale estivo, tutti fuori di corsa a mettere al riparo i "taraletti". Le campagne d'estate erano distese infinite di piante verdi a volte giganti; i cortili e le strade ospitavano i telai per l'essiccazione naturale (i taraletti appunto)... e si correva imprecando contro il mal tempo che poteva compromettere un'intera stagione, si correva a tirar su pesanti teli di plastica o a trasportare i telai in luoghi coperti.  Queste scene le ricordo perché negli anni settanta (e molti prima anche, ma io ho memoria del tempo della mia infanzia!) l'economia salentina ruotava intorno all'agricoltura e non v'era paese del leccese dove in estate non si coltivasse tabacco. Ho nel naso l'odore di quelle grandi foglie enfatizzato dalla pioggia e ho nelle orecchie il suono di arcaici termini che non si usano più (cuceddhe, 'nzerte, pupoli, ruddhe) così come non si usa più fare quella coltura e il mestiere del contadino. Il tabacco oggi viene essiccato in tutt'altra maniera, il sole del Salento oramai non serve .

Il torrido sole di luglio e d'agosto oggi è utilissimo per l'abbronzatura; l'economia salentina finalmente ruota anche intorno al turismo e l'antica masseria dove nel 1889 nacque mio nonno materno ora ospita convegni, concerti e mostre. Il sole estivo coccola i turisti e... matura le olive; per questa funzione è ancora insostituibile.
 Le corpulente donne salentine erano le "fimmene fimmene" del canto popolare: canto che denunciava sfruttamento e caporalato. Si intonava in campagna per alleviare la fatica; oggi lo ascoltiamo nelle varie interpretazioni e in diversi arrangiamenti alla Notte della Taranta. 
No, le olive non si raccolgono più così.
In campagna ormai udiamo solo i rumori di motori a scoppio di attrezzature moderne che sostituiscono la manodopera. Un bene, un gran bene, perché le nipoti e le pronipoti di quelle donne accovacciate, oggi sono in tutt'altre faccende affaccendate. Non soffrono dei malanni imposti dalla fatica e curano difetti di postura "da scrivania" andando in palestra...
...e soprattutto non somigliano agli ulivi (o erano gli ulivi che finivano con il somigliare alle donne?!)
spremuto da Rudiae· alle ore 10:56; permalink · commenti (67)
giovedì, 15 novembre 2007, 13:55
Ho pensato a te... Elisabetta è un'amica, ci separano cinquanta chilometri appena; lei vive in città e ha amici, parenti e una casa accogliente in paese, poco distante da me. Poche settimane fa, tornando a casa, ho trovato un pacchetto e un biglietto di Elisabetta: "Scusa se non ti ho avvisata, ero di passaggio e ho una gran fretta. Parto oggi per Madrid, ma volevo proprio lasciarti questo libro prima di andar via. L'ho letto e ho pensato a te..." 
Aurora è un'amica, ci separano duecentocinquanta chilometri; lei vive in città e ha un casolare in campagna...sempre troppo distante da me. Poche settimane fa sono andata a trovarla perché avevamo voglia di sentirci più vicine. Un'intera giornata e mille cose da fare e da dirci, tra cui: "Ieri sono stata al mercatino e ho visto quel libro che ti dicevo e ho pensato a te..." (e ci siamo precipitate al mercatino a rovistare tra una caterva di libri impolverati e protetti dalla pioggia grazie ad un telo di plastica ancora più impolverato... e quel libro Aurora me l'ha regalato!) 
Sono questi i testi che mi accompagnano in questi giorni di soggiorno in Salento; ritaglio minuti alle mille cose che vorrei fare per cullarmi al suono di silenziose letture e di dolcissimi pensieri e ricordi che mi legano alle mie amiche. [...] ....e sono due libri bellissimi!
spremuto da Rudiae· alle ore 13:55; permalink · commenti (59)
giovedì, 08 novembre 2007, 08:49
Pensieri sciolti con comun denominatore 
"Il sito su cui sorge la Villa del Priorato, all'Aventino, è di antica urbanizzazione. A picco sull'Emporio del Tevere, già nel X secolo era occupato da un monastero benedettino fortificato. Passò poi ai Templari e, dopo la loro distruzione, agli Ospitalieri (o Gerosolimitani), predecessori dell'attuale Ordine dei Cavalieri di Malta, che vi stabilirono il loro Priorato. Il palazzo ospitò nel X secolo Alberico II Crescenzi, il figlio di Marozia.
Restauri radicali furono operati da Priori nel XV, XVI e XVII secolo.
Nel 1765 il nipote di Clemente XIII, cardinal Rezzonico, affidò al Piranesi la ristrutturazione dell'ingresso al Priorato. Il risultato (unica opera architettonica dell'autore) fu la straordinaria piazzetta settecentesca, esemplare quasi unico a Roma di ambientazione urbanistica rococò, decorata con trofei di guerra che alludono alle imprese dei Cavalieri di Malta e con gli stemmi dei Rezzonico, sulla quale si apre il portale d'ingresso alla Villa. La piazzetta è nota soprattutto perché dal buco della serratura del portone d'ingresso è esattamente inquadrata, in fondo al giardino, la cupola di San Pietro."
Roma è uno scrigno di bellezze inconfutabili, Roma ti mozza il fiato ad ogni angolo, Roma eternamente bella... a Roma ci torno sempre volentieri. Nel 2000 ci andai per il Giubileo e mi portarono in un posto straordinario sconosciuto ai più: IL BUCO DI ROMA. Il nome può risultare quasi blasfemo, ma vi assicuro che cela un'emozione fortissima. Spiare dal buco della serratura del portone della villa dei Cavalieri di Malta (magari la sera quando le luci artificiali fanno tutto più bello e romantico) è una pratica da inserire nelle migliori guide turistiche. La ricordo come una delle esperienze più forti che abbia mai fatto. Ok, lo so, sono una che preferisce il divano e un buon libro o sferruzzare davanti al camino acceso, non pratico sport estremi e non ho girato il mondo. Forse potrei essere facilmente suggestionabile, lo ammetto, però quello che ho provato guardando il panorama che cela quel portone è stato da tachicardia!
E siccome oggi sono in vena di pensieri sciolti, vi consiglio vivamente l'ascolto di questo brano di Mina
è una poesia in musica di Roberto Roversi.
Ecco, dicevo nel titolo del post pensieri sciolti con comun denominatore... bene: il comun denominatore scovatelo voi!
spremuto da Rudiae· alle ore 08:49; permalink · commenti (90)
domenica, 04 novembre 2007, 19:28
La ciotola della felicità 
...e sentivo l'odore già dal cortile, quell'odore di buono che si mischiava a quello più violento dello sterco delle vacche. L'odore del latte fresco appena munto e bollito... e correvamo io e gli altri perché volevamo accaparrarci chi la panna chi il primo sorso di latte chi una cucchiaiata di ricotta calda. Ma la vera prelibatezza era quasi sempre in dispensa: una ciotola di ricotta amalgamata con lo zucchero e spolverata di cannella. Aprivo la porticina che stipava una nicchia scavata nella morbida pietra leccese con emozione e rispetto, nella speranza di non essere delusa. Nel ripiano inferiore il "limbo" lucidissimo colmo di fragrante pane, più su le conserve più disparate (sott'olii, sottaceti, marmellate...) e, se ero fortunata, la ciotola della felicità! In quella stessa casa dove si consumava questo rituale di bambina pochi giorni all'anno, i giorni delle vacanze, altri rituali si svolgevano nel quotidiano all'insegna di una dominante femminile datata prima metà del novecento. Uno dei pochi che ho fatto mio è quello del dolce di famiglia. "Làvati le mani per benino; prendi mezzo chilo di farina e versalo a fontana sullo spianatoio. Aggiungici tre etti di zucchero, tre uova intere, 125 grammi di burro mordido e una bustina di lievito. Impasta il tutto pensando alle cose più belle, impasta e sorridi fino ad ottenere un composto mordido ma consistente che farai riposare riparato da un canovaccio. Intanto in una ciotola amalgama mezzo chilo di ricotta con quanto zucchero ti pare (deciderai al momento quanto dolcezza vorrai dare alla tua torta) e con due chiare d'uovo montate a neve. Prendi poi la pasta che hai lavorato e dividila in due parti uguali. Stendine una metà con il mattarello (sii sempre tenera , usa delicatezza) e fodera (fondo e bordi) una pirofila precedentemente imburrata. Riempi di ricotta dolce, inseriscici pavesini imbevuti in anice e ciuffetti di nutella, e ricopri il tutto con la restante pasta. Spennella con la chiara d'uovo e polverizza con un po' di zucchero semolato. Metti in forno a 200° e cuoci per 20 minuti... e nel frattempo non ti distrarre, pregusta la bontà sentendo il profumo che vien fuori dal forno, preparati alla perfetta letizia che ti pervaderà quando lo assaggerai." E così succede che ogni qualvolta sento il bisogno di donare parte di me a chi mi sta a cuore, vado in cucina ad impastare pensando a quelle corse di bambina...
spremuto da Rudiae· alle ore 19:28; permalink · commenti (57)
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